Arbitrato Nobiliare

Cosa è l’Arbitrato Nobiliare

L’Arbitrato Nobiliare è un mezzo di risoluzione delle controversie, previsto dalla legge, alternativo alla giurisdizione ordinaria.

L’Arbitrato è un Istituto diffuso e praticato in tutto il mondo, non solo per risolvere questioni di natura commerciale o sportive ma anche per risolvere e amministrare questioni di carattere Araldico-Nobiliare.

L’Arbitrato Internazionale (Convenzione di New York del 10 giugno 1958) si applica in 145 Stati ed è questo il motivo della sua rapida crescita.

L’Istituto dell’Arbitrato in Italia è previsto dal Codice di Procedura Civile (Libro IV, titolo VIII, art. 806-840). Sono escluse dall’Arbitrato le materie relative al diritto di famiglia e quelle “che non abbiano per oggetto diritti indisponibili”.

Vantaggi dell’Arbitrato

Arbitrato Nobiliare

Affidare una pratica al Tribunale ordinario spesso occorrono anni prima di ottenere una sentenza e costi elevati per sostenere tutti i gradi di giudizio.

Con l’Arbitrato, invece, i tempi sono stabiliti dalle parti nella convenzione di Arbitrato – solitamente da 4 a 6 mesi – e le spese sono inferiori rispetto ad un giudizio ordinario. In questo modo la parte vincitrice otterrà velocemente l’esecutività del lodo (sentenza) depositandolo presso la cancelleria del Tribunale competente.

Affidare una pratica al Tribunale ordinario spesso occorrono anni prima di ottenere una sentenza e costi elevati per sostenere tutti i gradi di giudizio.

Con l’Arbitrato, invece, i tempi sono stabiliti dalle parti nella convenzione di Arbitrato – solitamente da 4 a 6 mesi – e le spese sono inferiori rispetto ad un giudizio ordinario. In questo modo la parte vincitrice otterrà velocemente l’esecutività del lodo (sentenza) depositandolo presso la cancelleria del Tribunale competente.

Fasi del Procedimento

L’Arbitrato inizia con l’istanza di una delle parti fondata sulla Convenzione d’Arbitrato nella quale si stabilisce, oltre l’oggetto della controversia, la durata, la lingua e la sede dell’Arbitrato dopodiché si procede per la nomina dell’Arbitro su accordo delle parti. L’Arbitro può essere unico su comune accordo delle parti o collegiale in numero dispari. L’Arbitro generalmente è una persona competente in materia con i requisiti di imparzialità, indipendenza e neutralità. La mancanza di uno di questi requisiti sarà motivo di ricusazione del giudice o di impugnazione del lodo.

Corte di Giustizia Arbitrale Nobiliare

Fissate le regole procedurali si passa alla fase istruttoria.

La fase istruttoria è la fase in cui vengono scambiati gli atti, le memorie e raccolte le prove che serviranno al giudice Arbitro alla decisione ed è per questo che la scelta dell’Arbitro è molto importante. Nel nostro caso dovrà essere una persona specializzata in materia nobiliare, materia molto specialistica. Essendo un Arbitrato Internazionale verrà applicato l’Arbitrato di Diritto essendo solo una eventualità l’applicabilità dell’Arbitrato secondo equità. Le udienze Arbitrali non sono pubbliche, infatti la riservatezza è una caratteristica dei procedimenti Arbitrali.

L’istruzione della causa sarà dichiarata chiusa dopo la precisazione delle parti e la causa sarà presa in considerazione. La sentenza Arbitrale sarà redatta per iscritto nella lingua stabilita in convenzione.

Riconoscimento ed Esecuzioni della sentenza

Ottenuta la sentenza e se la parte vuole farla valere in uno Stato diverso da quello nella quale è stata resa occorre in primo luogo che venga riconosciuta. L’art. IV della Convenzione di New York del 10 giugno 1958 ci indica i requisiti che deve avere per ottenere il riconoscimento e l’esecuzione:

«Per ottenere il riconoscimento e l’esecuzione di cui all’articolo precedente, la parte che richiede il riconoscimento e l’esecuzione deve produrre, unitamente alla domanda:

a) l’originale della sentenza, debitamente autenticato, o una copia dell’originale che soddisfi le condizioni richieste per la sua autenticità;

b) l’originale della convenzione di cui all’articolo II oppure una copia che soddisfi le condizioni richieste per la sua autenticità

Ove la sentenza o detta convenzione non sia redatta in una lingua ufficiale del Paese in cui la sentenza è invocata, la parte che richiede il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza deve presentare una traduzione di tali documenti in tale lingua. La traduzione deve essere certificata da un traduttore ufficiale o giurato, oppure da un agente diplomatico o consolare».


La Convenzione di New York

Convenzione di New York

La Convenzione di New York del 1958 è la più importante convenzione al mondo in materia di Arbitrato in quanto regola il riconoscimento e l’esecuzione di arbitrati esteri; inoltre è la Convenzione in cui hanno aderito un numero altissimo di Stati (145). Detta Convenzione non rende la disciplina unitaria in ogni Stato ma fissa dei limiti in base ai quali ogni Stato deve riconoscere gli Arbitrati degli altri Stati. Pertanto le Sentenze Arbitrali avranno lo stesso valore ed efficacia negli altri Stati aderenti. La Convenzione di New York del 10.06.58 è stata ratificata dal Parlamento Italiano con la legge n.° 62 del 19 gennaio 1968 e, successivamente, con la “riforma del diritto dell’arbitrato italiano” D.lgs. 2 febbraio 2006 n.° 40, si possono costituire le Camere Arbitrali.

Le Corti Arbitrali sono Camere specializzate in determinate materie e nelle loro decisioni usano il termine “sentenza” come stabilito dalla Convenzione di New York.


La Corte Superiore di Giustizia Nobiliare Arbitrale Internazionale

L’art. 824 bis c. p. c. usa il termine lodo e non sentenza ma sarebbe opportuno dopo D.lgs 2 febbraio 2006, n. 40 mutare il termine lodo con sentenza arbitrale; infatti la Convenzione di New York del 10 giugno 1958, sul riconoscimento e l’esecuzione delle Sentenze Arbitrali straniere, resa esecutiva in Italia con Legge 19 gennaio 1968, n. 62, entrata in vigore il 1 maggio 1969, nell’art. 1°. per Sentenze Arbitrali intende “le sentenze rese dagli arbitri”. La Convenzione di New York art.1 comma 2 recita:

«Per sentenze arbitrali non s’intendono soltanto quelle emesse da arbitri designati in determinati casi, bensì anche quelle emesse da organi d’arbitrato permanenti, cui le parti si siano sottoposte».

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